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21 marzo 2010
Un bel dialogo sul rinnovamento.
Di recente ho avuto modo di dialogare con Claudio Alberti, che è il coordinatore del circolo "Ventietrenta" di LibertàEguale, sul tema del rinnovamento in politica anche a proposito di quello che sto vivendo come giovane candidato al Consiglio Regionale del Lazio. Ne è uscito un bel dialogo con una bellissima lettera di Claudio ed una mia risposta. Posto il tutto in questa nota e ve ne consiglio la lettura.

http://www.libertaeguale.com/index.php?agoraid&id=152
Caro Livio,
le generazioni precedenti hanno accumulato per noi un patrimonio prezioso. Ci hanno infatti assicurato un periodo di pace e benessere lungo come non mai, propiziato dalla vittoria dei valori supremi della libertà e della democrazia sull'oscurità dell'oppressione: come uomini, i nostri padri hanno esplorato l'infinitamente piccolo dell'atomo e l'infinitamente grande dell'Universo. Le loro conquiste scientifiche contribuiscono ad allontanare da noi lo spettro del dolore fisico, della vecchiaia e perfino della stessa morte. Le loro menti e il loro spirito ci hanno regalato un bagaglio di cultura che ci rende un po' meno nani sulle spalle di giganti ancora più alti che in passato, e il loro tormento ha accorciato le distanze di un mondo oggi fatto di reti, connessioni, comunicazioni.
Posta in questi termini la faccenda, sembrerebbe uno sgarbo chiedere che ora quelle generazioni lascino il campo. Eppure siamo qui a parlare di rinnovamento, che noi intendiamo innanzitutto come ricambio generazionale. Siamo qui a chiedere con forza di avere ancora più spazio, ancora più possibilità, ancora più ambizioni, come se non ci bastasse quello che già altri hanno fatto per noi. Sembreremmo l'infelice a cui Enzensberger chiedeva come potesse considerare un suo diritto che il cielo fosse più alto della schiena del suo cane. Ma mai come oggi è, a mio avviso, necessario lavorare per preparare un rinnovamento: le condizioni storiche in cui ci troviamo, alla fine di un ciclo politico segnato dalla figura di Berlusconi (a destra) e dalla transizione verso l'unità riformista (nel campo del centrosinistra), come il travaglio della crisi di un ciclo economico e sociale, non ci impongono troppe prove a nostro sostegno, a mio avviso. Proprio per le particolari condizioni del nostro Paese, inoltre, il rinnovamento politico non può che passare attraverso il ricambio generazionale.
Ebbene, se la democrazia non può esistere senza dinamismo sociale, se la promessa che questa forma di organizzazione della società porta con sé è quella di un futuro migliore da costruire attraverso la partecipazione di tutti, non è difficile dire che un mancato ricambio generazionale in politica è un sintomo, innanzitutto, di un deficit di democrazia. Ma non voglio concentrarmi su questo, perché le sorti della democrazia italiana sarebbero un tema troppo complesso per le mie modeste pretese. Conviene, dunque, restringere lo sguardo al nostro campo, al Partito Democratico: la tua candidatura nella lista del PD per le prossime regionali, in uno splendido giovane isolamento, mi offre lo spunto per dire che il mancato ricambio generazionale è, per il partito a vocazione maggioritaria che io e te speravamo di costruire, innanzitutto un problema di deficit di offerta politica. Mi sembra che questo aspetto, finora sottovalutato, sia invece fondamentale per comprendere quali dovranno essere i nostri impegni: banalizzando la questione del ricambio generazionale, potrei ridurre tutto ad un rapporto distorto tra domanda e offerta, come se la nostra generazione fosse un prodotto. Se può sembrar vero, dunque, che nei partiti si può notare un deficit di offerta, cosa dire dell'altra sponda del rapporto? Esiste in Italia, forse, una vera domanda di ricambio e rinnovamento politico? A mio avviso, purtroppo, ancora no.
Per spiegare questa mia amara constatazione, ricorro per un attimo alle elaborazioni di Manuel Castells. Nelle competizioni elettorali, essenzialmente, i cittadini scelgono in base a due domande fondamentali: 1) quali sono i problemi più importanti in questo momento, e 2) chi può risolverli. Applicando queste domande all'Italia, devo dire che, nelle elezioni che ricordo, molto raramente ho visto mettere delle questioni che riguardano noi giovani in risposta alla domanda 1). Ancora peggio, anche nelle rare occasioni in cui queste erano presenti, non ho mai visto citare uno di noi nella risposta alla domanda 2). In poche parole, le nuove generazioni sono quasi assenti dall'agenda politica del Paese, e, quando sono presenti, c'è qualcun altro che agisce in loro vece. Per questo dico che manca ancora una vera domanda di rinnovamento: purtroppo, nei rari casi in cui i partiti hanno provato a rompere il circolo vizioso che impedisce l'effettivo ricambio generazionale, hanno agito a un livello sbagliato, cercando di "pompare" l'offerta, attraverso l'affannosa ricerca di candidati giovani (meglio se donne) alle elezioni, qualche cooptazione negli organismi dirigenti, e ragazzi usati come scenografia di qualche presentazione di mozione (perfino la formazione politica, che pure ha raggiunto una qualità considerevole in alcuni appuntamenti, risulta superflua se non è accompagnata da un serio e organico progetto di rinnovamento). Tutto questo andando nella direzione opposta rispetto a quella, secondo me, da seguire: un deciso stimolo della domanda, per restare nella metafora. Un'offerta slegata dalla domanda si svaluta presto, diventa superflua: un'intera generazione, posta di fronte ad una domanda inesistente, rischia di svalutarsi nel conformismo e di cadere nella triste condizione di dipendenza nei confronti dei potenti di turno, i soli in grado di concedere velenose briciole di finta responsabilità a giovani burattini nelle loro mani. Se chi vuole il rinnovamento e il ricambio non saprà stare nel mercato, sarà nella migliore delle ipotesi dipendente dagli aiuti esterni.
Questo, a mio avviso, è il compito più ambizioso che dobbiamo porci oggi: come nuove generazioni, come giovani, come persone ansiose di assumersi nuove responsabilità per il bene presente e futuro della comunità, abbiamo il dovere di dare vita al più vigoroso stimolo della domanda politica di rinnovamento che si ricordi. Dobbiamo convincere i nostri connazionali, il nostro "mercato" che 1) tra i principali problemi da valutare ce ne sono alcuni che, partendo dagli interessi specifici delle nuove generazioni, vanno a toccare l'intero sistema paese (penso, a solo titolo di esempio, ai necessari adeguamenti della legislazione sul lavoro, alla fiducia nella formazione e la ricerca, alle nuove questioni ambientali, al ripensamento dei vincoli alla libertà d'impresa per i nuovi competitors, alla gestione del sistema del credito, all'elaborazione teorica e pratica sui nuovi diritti), e 2) le nuove generazioni possono assumersi la responsabilità di risolvere quei problemi, ed essere valutate su questo secondo meriti e demeriti.
Abbiamo, dunque, un'opinione pubblica da convincere. La domanda che dobbiamo convogliare è fuori dai nostri steccati, fuori dalle nostre frequentazioni abituali, fuori dai nostri circoli. Ci sono muri da superare ed altri da abbattere, punti lontani da raggiungere e punti vicini da conoscere nuovamente, ma solo in questo modo, con un vigoroso stimolo della domanda politica di rinnovamento, potremo raggiungere, noi povero prodotto che non vuole svalutarsi, il nostro mercato. Sappiamo che anni fa era stato eretto a simbolo della nostra generazione un simpatico romanzetto intitolato (non a caso) "Indecision": quello è un punto di partenza che dobbiamo superare al più presto. Conoscendo molti ragazzi della mia età, posso dire che sul mercato l'offerta c'è, ora dobbiamo trovare la domanda.
Come ci insegna l'economia, ogni prodotto presuppone, per la sua creazione, la distruzione di qualcos'altro. Anche noi dobbiamo essere pronti a distruggere qualcosa, se vorremo esistere: dobbiamo creare innovazione, idee, iniziativa politica, ed essere pronti a distruggere un po' di quello che c'era prima. Non era nostro diritto, tanto per tornare alla similitudine di prima, che il cielo fosse più alto della schiena del nostro cane, ma possiamo convincere l'opinione pubblica che sapremmo portare quel cielo ancora più su. Sarà dura, ma non impossibile.
Io, caro Livio, spero di poter riempire un po' di vita con questo dovere. Cominciamo subito.

Claudio Alberti


http://www.libertaeguale.com/index.php?agoraid&id=153
Caro Claudio,
la tua lettera mi ha riempito di soddisfazione. Non solo per i nobili concetti e lo spirito d'idealità apprezzabile, ma anche perché mi consente di poter approfondire un tema che è quanto mai necessario al dibattito politico nazionale anestetizzato su altre tematiche spesso molto distanti dai reali interessi di tutta la popolazione. Questo tema è appunto il rinnovamento della politica.
Ben hai fatto, caro Claudio, ad iniziare la tua lettera descrivendo quale è la situazione del nostro mondo moderno. Bisogna essere obbiettivi e considerare tutti gli aspetti, compresi quelli negativi, quando si fa un'analisi politica. E senza dubbio possiamo arrivare a dire che questo periodo storico che stiamo vivendo, rispetto all'immensità della storia, è un periodo di gradi conquiste sociali e scientifiche. E gran parte di questi meriti sono da attribuire ai nostri padri, alle nostre madri e alle generazioni precedenti.
Il nostro continente, l'Europa, con tutte le difficoltà che vede davanti a sé, specialmente in questo delicatissimo periodo di crisi economica, è una realtà politica che ha consentito a nazioni storicamente avverse di convivere pacificamente, utilizzando la cooperazione come modalità di crescita reciproca. Rispetto ad un'altra generazione non abbiamo mai visto conflitti nel continente europeo.
Non sappiamo se il futuro sarà più o meno pacifico rispetto al nostro tempo. Ma senza dubbio possiamo considerarci dei privilegiati rispetto a ciò che è stata nei secoli passati la storia dell'Europa.
Questi grandi sviluppi nel campo della politica e della società sono stati accompagnati da grandi sviluppi anche di tipo scientifico e tecnologico. Quest'ultimo è una tema che a mio parere va direttamente collegato con quello dello sviluppo sociale del mondo. Grazie alla rete tutti i cittadini possono scambiarsi informazioni o contatti con altre persone in ogni parte del globo.
Ogni strumento può aver un utilizzo buono o cattivo. Ma senza dubbio internet tende sempre di più a divenire come uno strumento che non esiterei a definire di "emancipazione sociale". E mi permetto di aggiungere un tema in più: la rete a mio parere è il principale motivo per cui molti stati sono stati costretti, pur tralasciando la democrazia sostanziale, ad aderire ad una forma di stato a "democrazia formale".
Le piazze di Teheran non avrebbero fatto così tanta notizia qualche anno fa senza la rete. La situazione è ancora molto critica ma possiamo ben dire che le autorità locali hanno nella libera rete e nella libera circolazione delle notizie un avversario. Un nemico della tirannia.
Ecco perché mi permetto di dire che internet può essere la massima rappresentazione di una forma di "emancipazione sociale". Perché probabilmente è stata la più grande innovazione tecnologica degli ultimi anni.
Questi meriti dunque sono attribuibili ai nostri padri.
Ma, come detto in precedenza, un'analisi obbiettiva non può che comprendere, oltre gli aspetti positivi, anche gli aspetti negativi e controversi.
E allora, a proposito della gestione pubblica del paese, mi permetto di dire che, soprattutto negli ultimi 30 anni, le generazioni passate hanno compiuto errori che potrebbero ripercuotersi soprattutto sulle giovani generazioni.
Sempre resterò grato a chi combatté durante la guerra nelle file della Resistenza. Sempre sarò grato ai nostri costituenti che vagliarono la nostra Carta Costituzionale, così avanzata e attuale così quanto sotto attacco in questi tempi.
Ma una corretta disamina mi porta pure a dire che negli ultimi anni una gestione non opulenta dell'economia nazionale ha portato a gravi problemi per noi giovani. E gli effetti si faranno sentire ancor di più a seguito di questa crisi economica.
L'Italia è il paese del terzo debito pubblico al mondo, dopo Stati Uniti e Giappone, pur non essendo la terza economia del mondo. Questa situazione non solo porta ad una difficoltà nella definizione della "scelta politica" (scelta che, per continuare ad utilizzare termini economicisti, richiede quasi sempre un costo) ma anche perché questo spaventoso debito si fa sentire per le generazioni future incerte per il loro percorso di vita lavorativo e incerte sull'inalienabilità di principi considerati come sacrosanti come quello del trattamento pensionistico.
In più, oltre questo aspetto legato alle vicende nazionali, è anche lo scenario globale che produce un sentimento che definirei di "incertezza": a seguito della caduta del muro di Berlino, e a seguito della morte dell'Unione Sovietica e del mondo diviso in blocchi, qualcuno ha parlato di fine della storia.
Può darsi effettivamente che con questa fine delle ideologie si sia arrivati ad una fase profondamente diversa della politica, col pragmatico sostituito alle scelte di campo ed alle prese di posizioni nette.
Questa incertezza è stata alimentata da una visione degli ultimi vent'anni che si dimostrata vera fino ad un certo punto: pensavamo, dopo il 1991, di essere entrati in una fase di unilateralismo statunitense dopo il condominio sovietico-americano. Alcuni eventi storici hanno portato a credere che questa teoria fosse fondata (guerra in Iraq) e altri ci hanno fatto credere che il centro del mondo fossero diventati gli Stati Uniti (attacco alla Torri gemelle).
Ma la situazione economica e politica mondiale di questi anni ci insegna qualcosa di più. E da una fase che potevamo definire di unilateralismo ci troviamo invece numerosissimi attori sulla scena!
La crescita esponenziale della Repubblica Popolare Cinese è qualcosa che da tempo si tiene d'occhio. E si tratta di una crescita non solo in tutti i settori (anche in quello dei saperi) ma anche di un rischio-emulazione da parte di altri paesi. Cina eretta come modello di crescita alternativo agli Usa. Uno scenario non positivo (visti gli standard dei diritti umani e civili che ci interrogano se può esserci crescita economica con una così bassa considerazione della principali basi etiche).
Ma un mondo che inizialmente era bipolare e si è illuso poi di essere divenuto unipolare, ci mostra un quadro da multilateralismo a tratti estremo: l'India, secondo paese per numero di abitanti al mondo, sta registrando una grandissima crescita e una dinamicità economica quasi pari a quella cinese. E già molto osservatori vedono il modello "federalista, democratico e socialdemocratico" indiano come la vera alternativa al modello "centralista, totalitario e turbo-capitalista" di Pechino.
Ma il quadro si arricchisce ancor di più con paesi che tendono ad assumere un ruolo sempre più importante nello scacchiere mondiale: da un Brasile che guida la riscossa sudamericana, ad un Sud Africa che dopo la triste esperienza dell'Apartheid assume un ruolo sempre più importante.
Per non parlare poi della dinamicità del Messico e del ruolo di cerniera tra Sud-Est asiatico o Oceania dell'Indonesia, quarto paese al mondo per numero d'abitanti.
Da qui una notevole centralità politica assunta dal G-20 a scapito dell'anacronistico G-8.
Questo brusco "triplo passaggio" nell'arco di meno di 21 anni crea questo spirito d'incertezza che colpisce gran parte della nostra generazione.
Un'incertezza dovuta al fatto che si ritiene discendente la parabola dei giovani dopo anni e anni in cui vi era una forma di ottimismo capace di vedere il futuro e gli anni successivi come sempre migliori.
Forse quindi bisogna fermare una china pericolosa. E' realmente necessario un rinnovamento nella cosa più nobile: la politica.
Per farlo occorre un ricambio anche generazionale della politica per evitare gli errori del passato e per stabilire una tabella di marcia a misura dei giovani. Perché spesso un'agenda politica può essere differente se la stabilisce un trentenne, anziché un settantenne.
Per avviare questo rinnovamento però occorre una reale intenzione per volerlo attuare. Ed occorre una nuova dinamicità delle giovani generazioni.
Per volerlo attuare non bisogna scadere nel giovanilismo di maniera ne tantomeno nella mera cooptazione che quasi sempre è un tentativo della classe politica dominante di conservare se stessa e di preservare la propria reputazione. Ma al tempo stesso dobbiamo essere noi ad essere dinamici: studiare, essere onesti, appassionarsi alla politica e avere lo spirito giusto può aiutarci in questa ardua impresa.
Se verranno utilizzate queste caratteristiche una nuova generazione potrà andare avanti. Potrà prendersi il ruolo che gli spetta, potrà prendersi il partito.
Senza uccidersi tra fratelli, bisogna anche dire che molto spesso è necessario uccidere i padri. Per la società tutta.
Se saremo coerenti e motivati, caro Claudio, possiamo arrivare a questo importante obbiettivo.
Nel mio piccolo in questa campagna elettorale, essendo tra l'altro il più giovane candidato del Pd e del Lazio, penso di poter dare un piccolo contributo ad una grande causa comune.
E cercherò di ridare, per quanto mi è possibile, la nobiltà che spetta a quella cosa magnifica che è la politica.

Livio Ricciardelli



permalink | inviato da livioricciardelli il 21/3/2010 alle 19:23 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
17 marzo 2010
Le proposte sui 5 temi "caldi" di Livio Ricciardelli.
Il gruppo Facebook "Semplicemente Democratici Lazio" ha chiesto a me, e ad altri 6 candidati al Consiglio Regionale del Lazio, le miei opinioni e le mie proposte su 5 temi chiave scelti dagli iscritti al gruppo: sanità, lavoro, sviluppo ed imprese, ambiente e sicurezza sociale. Sono stato il primo a rispondere e per adesso l'unico ad averlo fatto direttamente.
Pubblico allora la mia risposta che penso possa essere un contributo ulteriore al mio programma elettorale.
Fatemi sapere cosa ne pensate!

Sanità: il 70% del bilancio regionale spetta alla Sanità. A seguito dei cinque anni di giunta Storace si è registrato un gravissimo problema riguardante questo tema soprattutto in merito ad un vertiginoso deficit di bilancio che attualmente non consente una seria e morigerata politica amministrativa in quanto, compiere scelte politiche, è qualcosa che richiede una scelta e, nella quasi totalità dei casi, anche un costo. Da questo punto di vista ritengo la candidatura di Emma Bonino una garanzia: la sua competenza e la sua richiesta di trasparenza possono essere la base per colmare questo spaventoso deficit e per rendere più chiari i meccanismi che regolano la sanità nel Lazio.
Per quanto mi riguarda, essendo il candidato più giovane del Lazio, non ho la presunzione di essere di in grado di risolvere in un colpo solo questo problema. Ma penso che la situazione sia nettamente migliorabile con una serie di iniziative che, insieme ad un costante monitoraggio del bilancio regionale, possono aiutare tutti noi.
-In primo luogo mi sforzerò di potenziare l’assistenza medica (ma che in certi casi è forse meglio definibile come “sociale”) fuori dall’ospedale. Come ben ha detto Emma Bonino spesso si utilizzano le struttura sanitarie regionali anche per casi non gravissimi. Potenziare l’assistenza sanitaria anche fuori dall’ospedale può consentire anche un lavoro meno copioso da parte del personale medico e può ridurre i costi.
-in secondo luogo, anche se alcuni sbagliando non lo considerano un problema riguardante il deficit, mi impegnerò affinché gli unici criteri per diventare personale medico di un ospedale siano quelli tecnico-scientifici e non quelli politici. In una vera società liberale la politica non può inserirsi in tutti gli ambiti. I manager delle Asl non dovranno e non potranno essere nominati dalla politica. Nessun partito politico dovrò avere rappresentanti in quanto tali tra il personale medico e le nomine dei primari e dei manager dovranno essere compiute al massimo da un soggetto terzo in base alle competenze dei singoli medici. Anche da questo punto di vista ritengo la candidatura di Emma Bonino una garanzia. Fuori la politica e i partiti politici della sanità.

Lavoro: davanti ad una grave inerzia da parte del governo nazionale (che a tratti ha anche negato l’esistenza della crisi economica e occupazionale) tocca alle regioni fare la loro parte!
Pur consapevole dei problemi di bilancio e dei singoli capitoli di spesa del governo regionale, continuo a credere che una grande priorità sia un aumento graduale dei redditi minimi regionali. Da questo punto di vista la giunta uscente ha già fatto passi lodevoli. Nonostante tutto occorre in questi momenti pensare ad un graduale innalzamento di questi redditi minimi secondo criteri che tengano conto dei diversi livello di reddito, in primis, ma anche delle differenti realtà della nostra Regione.
Questa grande priorità può essere la base verso una strutturale politica del lavoro regionale e può essere un’occasione di crescita di innalzamento dei consumi.

Sviluppo ed imprese: dopo la sanità una della più grandi competenze delle regioni è proprio lo sviluppo economico. Si tratta di un tema molto importante poiché inerente alla questione dello sviluppo territoriale (e tutto ciò che ne consegue) e la crescita economica della Regione tutta. Da questo punto di vista come Regione Lazio abbiamo una grande responsabilità: siamo una delle regioni più popolate del paese e questo porta ad avere un certo peso sia in termini di crescita economica sia in termini di crescita del Prodotto Interno Lordo.
Un volano dello sviluppo economico e delle imprese nel Lazio secondo me è sarà quello che sfrutterà il grande patrimonio culturale e paesaggistico regionale. Da questo punto di vista non solo possiamo aiutare l’economica regionale, ma anche gli standard ambientali.
Se eletto quindi mi impegnerò per:
-promuovere sgravi fiscali alle aziende e alle imprese che investono sull’innovazione e sulla ricerca.
-creare un partenariato strategico tra gli atenei regionali e le imprese nei loro specifici ambiti.
-rafforzare il mercato della produzione audiovisiva regionale, che appare come uno dei simboli di possibilità di sviluppo a livello regionale e nazionale.

Ambiente: l’ambiente è uno dei quattro punti cardini del mio programma elettorale. Ho preso questa scelta perché considero le politiche ambientali come le politiche non solo dell’amministrazione del territorio, ma della politica del futuro. Oramai tutti concordiamo che è sull’ambiente che si gioca la sfida del nostro futuro e che i ritmi d’inquinamento e di spreco energetico attuali sono senza dubbio insostenibili. Da questo punto di vista tutti noi, anche come singoli cittadini, possiamo fare la nostra parte. In particolar modo a livello regionale possiamo avviare un percorso anche in concerto con le altre regioni d’Italia: una politica di questo tipo non potrà che essere considerata anche dal governo nazionale, che di conseguenza dovrà tener conto bisogna entrare in una nuova fase dello sviluppo sostenibile e del risparmio energetico. Le scelte del governo nazionale poi possono condurre ad un miglioramento della situazione sul piano più consono per questi temi: quello globale.
Come candidato al Consiglio Regionale del Lazio mi impegno ad avviare politiche per lo sfruttamento pieno in campo ambientale dello straordinario patrimonio ambientale e paesaggistico della Regione Lazio. Per far ciò le mie proposte sono:
-non lasciare sole le realtà periferiche della città di Roma e della provincia impegnandomi per garantire standard ambientali in grado di ridurre l’inquinamento causato il più delle volte da un’imperfetta politica della mobilità riguardante le periferie.
-tutelare dal punto di vista ambientale le realtà dei nostri splendidi centri storici, a partire da quello della Capitale. La tutela e il decoro ambientale di un centro storico non è solo un’occasione economica di crescita sociale tramite il volano del turismo. Ma anche una responsabilità che i cittadini hanno nei confronti della loro città, della loro storia e della loro tradizione.
-favorire una cultura ambientale e dell’ecologia dinamica che parta proprio dalla freschezza di noi giovani. Da questo punto di vista mi impegnerò, in collaborazione con gli atenei di Roma, a favorire corsi di diritto ambientale (o comunque corsi legati ai temi ambientali nella varie facoltà) in collaborazione con la Regione. Gran parte del lavoro e dell’elaborazione di questo corsi potrebbero essere molto d’aiuto per una politica regionale dell’ambiente. Perché investire sull’ambiente è investire sul futuro. Un investimento che senza dubbio darà i suoi frutti.

Sicurezza sociale: il Lazio ha una storia che è di accoglienza e di ospitalità. Purtroppo negli ultimi tempi, soprattutto a causa di note vicende avvenute nella città di Roma, quest’immagine si è offuscata lasciando apparire inquietanti segnali intolleranza. Per evitare che questi segnali si rafforzino è importante puntare sull’integrazione: numerose sono le comunità straniere presenti nel nostro territorio regionale. La gran parte contribuisce allo sviluppo della Regione e anche per questo vanno rispettate moltissimo.
Al tempo stesso però occorre combattere “il crimine e le cause del crimine”. Dobbiamo fare in modo di punire i comportamenti che possono ledere all’intera comunità regionale indipendentemente dalle persone che commettono questi crimini e che compiono questi comportamenti. Per fare in modo che nessuno si senta solo e che nessuno si senta in una Regione ostile è importante puntare:
-su un potenziamento dei luoghi di aggregazione sociale specialmente nelle aree di periferia più disagiate.
-su un rafforzamento del governo della Regione nelle aree a rischio d’infiltrazione criminale tramite una maggiore presenza dello stato e dell’Ente.
-su un maggior stanziamento nell’ambito delle politiche giovanili, utilizzando fondi a favore di luoghi di aggregazione giovanile specialmente nel campo dello sport.




permalink | inviato da livioricciardelli il 17/3/2010 alle 0:0 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
POLITICA
26 febbraio 2010
Il mio programma elettorale.
"La Regione Lazio è un ente molto importante per l’amministrazione territoriale. Col passare del tempo le regioni hanno assunto un ruolo sempre più fondamentale e le loro competenze si sono sempre di più arricchite e articolate. A maggior ragione questo si sente in una regione fondamentale come il Lazio, che riveste con la sua posizione un ruolo molto importante, da crocevia tra il centro-nord e il sud d’Italia, e che con la presenza di una vastissima area urbana rappresentata dalla città di Roma risulta essere una delle regioni più importanti del nostro paese.

Gran parte del bilancio regionale spetta alla sanità(circa il 70%) e la seconda grande competenza della Regione è rappresentata dalle politiche dello sviluppo e delle attività produttive.

I miei impegni prioritari per questa campagna elettorale saranno diretti a favorire una maggiore partecipazione e comprensione delle giovani generazioni delle vicende che riguardano la nostra comunità regionale. Per un serio cambio di rotta è necessario un nuovo spirito civico, di partecipazione e di interesse verso quello che è il nostro presente e sarà il nostro futuro.

E’ per questo che ho deciso di concentrare il mio programma elettorale, che mi impegnerò ad attuare in caso d’elezione, su tre temi che ritengo fondamentali e di interesse strategico per le giovani generazioni: le politiche giovanili, lo sport, l’ambiente e l’università.


Politiche giovanili: i giovani spesso appaiono, in ogni contesto, come coloro che subiscono scelte -prese dall’alto, da altre persone capaci di determinare il loro futuro nella società. Questo non va bene, è occorre cambiare passo. I giovani devono essere spinti alla partecipazione sociale, che si può esprimere in molteplici modi: dal volontariato, all’impegno sociale sia laico sia cattolico.
La politica è sapere programmare e sviluppare un progetto per il futuro, e in quest’ottica la base di ogni proposta politica non può che essere quella che riguarda i giovani.
Da questo punto di vista il mio impegno consisterà nel:

-creare una forma di bilancio partecipato per quanto riguarda i fondi europei destinati ai giovani della nostra regione. Questi fondi potrebbero essere utilizzati in numerose attività di sostegno alla partecipazione giovanile solo se le dinamiche di bilancio fossero più trasparenti e chiare. Sono una grandissima possibilità, ma spesso se ne ignora l’esistenza.
-Sostenere la proposta, già avanzata da una rete di giovani dirigenti e amministratori locali del Pd, di un contributo economico ai giovani che intendono affittare una casa. Questi fondi potrebbero essere presi dalle spese dell’amministrazione regionale, che spesso utilizza troppi soldi dei contribuenti in stipendi per i consiglieri regionali e in vitalizi. Togliamo da questo capitolo di spesa per finanziare il punto di partenza verso una piena indipendenza dei giovani.


Sport: Il Lazio è uno dei principali esempi di come in uno stesso territorio posso coesistere importanti realtà urbane e estesi territori sia costieri che interni. E’ allora alquanto importante, in un territorio così bello quanto così particolare, favorire la partecipazione sociale delle nuove generazioni. Uno strumento di grande partecipazione giovanile è da sempre lo sport.

-In questi cinque anni sono già stati investiti 44 milioni d’euro, bisogna continuare su questa strada istituendo un vero fondo e con campagna che incoraggino giovani e non a praticare sport. In particolare proporrò di favorire la partecipazione delle giovani generazioni che potranno monitorare e scegliere come utilizzare questi fondi.
-per favorire tutto questo occorre una presenza di giovani rappresentanti del terzo settore all’interno dell’Agenzia regionale per lo sport regionale (Agensport).


Ambiente: Se c’è un tema che riguarda il futuro, e quindi le nuove generazioni, questo tema è l’ambiente: è ormai evidente che oggi come oggi il modello di sviluppo dominante nella nostra società è oramai insostenibile. Per invertire però questa rotta è importante muoversi in qualsiasi ambito, in qualsiasi contesto e in ogni realtà territoriale.
Il Lazio dal punto di vista territoriale rappresenta un grandissimo esempio di “bene ambientale” che va tutelato e difeso. Deve finire la logica secondo cui, una seria politica ambientale, è qualcosa che comporta solo maggiori costi di dubbia efficacia. Una seria politica ambientale anzi può essere l’occasione per una rinascita del nostro territorio che si potrà sentire anche a livello regionale.
Dal punto di vista turistico, grazie al suo paesaggio, il Lazio è la massima prova di come una seria politica ambientale può essere solo un’opportunità per tutti noi. Gran parte dell’arretratezza urbanistica e territoriale di parte della nostra Regione consiste proprio nel fatto che è adeguata e in norma con standard ecologicamente più compatibili e più sostenibili. Non degni della bellezza e della storia che rappresenta.
E’ per questo che mi impegnerò per:

-non lasciare sole le realtà periferiche della città di Roma e della provincia impegnandomi per garantire standard ambientali in grado di ridurre l’inquinamento causato il più delle volte da un’imperfetta politica della mobilità riguardante le periferie.
-tutelare dal punto di vista ambientale le realtà dei nostri splendidi centri storici, a partire da quello della Capitale. La tutela e il decoro ambientale di un centro storico non è solo un’occasione economica di crescita sociale tramite il volano del turismo. Ma anche una responsabilità che i cittadini hanno nei confronti della loro città, della loro storia e della loro tradizione.
-favorire una cultura ambientale e dell’ecologia dinamica che parta proprio dalla freschezza di noi giovani. Da questo punto di vista mi impegnerò, in collaborazione con gli atenei di Roma, a favorire corsi di diritto ambientale (o comunque corsi legati ai temi ambientali nella varie facoltà) in collaborazione con la Regione. Gran parte del lavoro e dell’elaborazione di questo corsi potrebbero essere molto d’aiuto per una politica regionale dell’ambiente. Perché investire sull’ambiente è investire sul futuro. Un investimento che senza dubbio darà i suoi frutti.


Università e formazione: dal punto di vista della formazione l’Università è la più importante competenza della Regione. Viviamo in una realtà che rappresenta un polo universitario di assoluta importanza: la città di Roma, con i suoi tre atenei pubblici, è polo d’attrazione per molto studenti da ogni parte d’Italia. La precedente giunta ha stanziato e utilizzato in parte il fondo da 60 milioni di euro per le borse di studio, e sono stati resi disponibili oltre 650 posti alloggio ed è stata vara l’agenzia degli affitti. A seguito di questa scelta strategia, di puntare sui saperi, dobbiamo impegnarci per:

-aumentare i fondi regionali destinati a università e ricerca. Molti dei fondi tuttora utilizzati non sono fondi regionali e per migliorare i servizi è quanto mai necessario uno sforza maggiore della Regione nel campo dei saperi.
-garantire maggiore trasparenza, con partecipazione diretta degli studenti, all’Agenzia universitaria per gli affitti. Con questa maggiore trasparenza è possibile individuare le falle nel sistema dell’agenzia e rendere più chiaro e alla luce del sole il suo lavoro.
-fare definitiva chiarezza sulle competenze di Laziodisu che ha l’importante compito di attribuire fondi e alloggi. Pur essendo un organismo elettivo spesso non è considerato dagli studenti. E’ invece importante utilizzare questi strumenti elettivi, perché dovrebbero essere al servizio degli studenti come loro mezzo per esprimere partecipazione alla vita accademica.

Questo programma potrà essere ampliato con documenti o proposte da parte degli elettori e di chi vorrà sostenermi."


Livio Ricciardelli
POLITICA
24 febbraio 2010
Chi sono.

Sono nato a Roma 21 anni fa, nel 1989 anno di caduta del Muro di Berlino, e sono il più giovane candidato nella lista del Partito Democratico. Frequento il secondo anno della Facoltà di Scienze Politiche a RomaTre. La politica per me, sin dai primi anni del liceo classico, è stata una vera e propria passione e per questo ho deciso di approfondire anche all’università le tematiche legate ad essa collegate. Oltre la politica ho una grande passione per il giornalismo: ho fondato insieme ad altri miei compagni di scuola delle medie il mensile satirico “l’Asino” che si prefiggeva l’obbiettivo di rifondare una storica testata della stampa satirica italiana. Ho anche diretto il giornale studentesco del mio liceo e ora collaboro e scrivo di politica interna per il Termometropolitico.it.

La mia candidatura nasce per dare voce ad una generazione che spesso non si sente rappresentata dalla classe politica attuale. Per far vivere le nostre idee di buona amministrazione è necessaria la freschezza dei giovani.

Nelle prossime ore pubblicherò il mio programma elettorale su: politiche giovanili - università - ambiente - sport

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